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- Pubblicato Martedì, 06 Marzo 2012 17:43
- di Amedeo Ciccanti
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Ho sognato un mondo senza cancro

Il "grazie" di una donna guarita dalla leucemia e diventata madre. Le visite senza camice per non spaventare i bambini. L'euforia per un pionieristico trapianto di midollo e lo sconforto quando un'infezione vanifica tutto. Il volto felice di un ragazzino affetto da linfoma che torna a casa, grazie all'assistenza domiciliare. Quella di Franco Mandelli è stata una grande avventura: una corsa in salita, cominciata negli anni in cui leucemie, linfomi e mielomi erano quasi sempre una condanna a morte. Per lui era una sentenza da ribaltare, con la testardaggine di chi sa che le cose cambieranno, se ci si crede fino in fondo. Mandelli ha scelto con forza che cosa andava messo al centro: il malato. Ed è riuscito a fare dell'Ematologia di Roma (e italiana) una realtà di livello europeo, superando ostacoli innumerevoli come la cronica mancanza di risorse e di spazi e la burocrazia ottusa. Ha saputo contagiare tutti con il suo cocciuto entusiasmo: dai medici impegnati nella stessa battaglia ai volontari disinteressati e generosi (l'anima di quella "magia" che è l'AIL), fino ai personaggi dello spettacolo conquistati dalla sua passione. Attraverso i volti e le storie di uomini, donne e bambini da lui curati - vicende toccanti, a volte tragiche, ma sempre portatrici di speranza - Mandelli racconta per la prima volta la sua vita ed esprime il suo netto punto di vista su alcune questioni cruciali della medicina. Le leucemie e i linfomi sono un nemico ostico e terribile, certo, ma che si può finalmente sconfiggere.
Il film della crisi di Ruffolo e Sylos Labini

Il film della crisi. La mutazione del capitalismo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini (Einaudi 2012). Checché ne dica il titolo, Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini in questo libro non si limitano,come i numerosi pubblicati di recente, a raccontare le vicende della grave crisi globale che stiamo attraversando, ma intendono andare oltre, fare qualcosa di più e di diverso. Il film della crisi è il motivo per ampliare il dibattito di politica economica nel Paese, riportando al centro della riflessione il tema dell’evoluzione del capitalismo e del seguentemente modello di sviluppo, delle scelte che siamo chiamati a compiere nei prossimi anni. Perché, essi avvertono, la crisi odierna non è come tutte le altre che abbiamo vissuto negli ultimi anni, dal momento che è destinata a lasciare un segno profondo e, volenti o nolenti, a cambiarci la vita. All’origine della crisi attuale, sostengono gli autori, è il mutamento profondo delle caratteristiche dello sviluppo capitalistico intervenuto negli ultimi anni. Il capitalismo e la democrazia sono stati i due pilastri di quello che potrebbe definirsi il compromesso tra socialdemocratico europeo e liberalismo americano, le due grandi forze che hanno assicurato un notevole sviluppo all’Occidente, nel periodo tra la fine della seconda guerra mondiale alla prima metà degli anni settanta del secolo scorso. La democrazia, con la possibilità di un ricambio e della selezione tra le classi dirigenti, ha favorito la partecipazione e la solidarietà sociale. Il capitalismo, da parte sua, attraverso la mobilitazione dei fattori della produzione, ha consentito grandi incrementi di produttività. La crisi attuale nasce dalla rottura di tale compromesso, generata dalla mutazione di natura essenzialmente finanziaria del capitalismo. Si tratta di un cambiamento, provocato dalla liberalizzazione del movimento dei capitali attuata all’inizio degli anni ottanta, che attribuisce alla grande impresa privata e al capitale un potere del tutto sproporzionato rispetto agli altri fattori della produzione, soprattutto al lavoro.
Quella attuale può definirsi l’Età del capitalismo finanziario, dominata dall’indebitamento pubblico e privato alimentato dall’illusione di vivere in un sistema nel quale “i debiti non si rimborsano mai”. La tesi centrale degli autori è che solo attraverso una politica economica che ridimensioni il potere finanziario e restituisca allo Stato e alla democrazia le leve del finanziamento dello sviluppo, sarà possibile superare la crisi e nel contempo promuovere una crescita sostenibile e, soprattutto, più equamente distribuita. Il racconto della crisi mette in evidenza, attraverso le tappe che l’hanno caratterizzata,una vera e propria mutazione del capitalismo. Come tutte le crisi è l’occasione per riflettere sugli ideali politici e morali su cui dovra fondarsi losviluppo per renderlo in grado di costruire una società più giusta.
Evasori d'Italia. La cura per sconfiggere il male del nostro Paese
di Giuseppe Bortolussi
La lotta all'evasione fiscale è uno dei temi caldi di cui il nostro governo si sta occupando, anche attraverso clamorosi controlli e sanzioni. Nel frattempo si alzano, con sempre maggior forza, le voci dei fautori di una "soluzione miracolosa", ovvero la creazione di un sistema - definito "contrasto di interessi" - che ponga in competizione chi, non emettendo fattura, evita il pagamento delle imposte (il fornitore) con chi potrebbe ricavare da quella stessa fattura una diminuzione del proprio carico fiscale (il cliente). Ma attenzione alle "bufale": in realtà dove questo sistema è stato introdotto non ci sono stati risultati positivi e, al contrario, l'evasione fiscale non è diminuita, mentre sono aumentati i costi amministrativi per Stato. Giuseppe Bortolussi, con rigore e dati concreti, ci mette in guardia dai rimedi apparentemente semplici e illustra i vari fallimenti delle misure antievasione, spiegandoci che, contrariamente a quanto di solito affermato dai sostenitori di questo e altri espedienti-panacea, il sistema fiscale in Francia, Germania e negli Usa non è molto diverso da quello italiano. Il problema non risiede nella ricevuta fiscale o nello scontrino non emessi, e un'equa tassazione non si ottiene demonizzando piccolo artigiano, il commerciante o il professionista. Così facendo si rischia una sola cosa: distogliere l'attenzione dalla vera evasione e dalla vera elusione.
La rivoluzione delle tasse. Contro il partito degli evasori
di Bruno Tinti
Un patto scellerato. Quello tra lo Stato e gli evasori. Se il 93 per cento del totale del gettito tributario lo pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati vuol dire che troppi italiani vivono a sbafo: sono i possessori di partita Iva e i tanti professionisti che denunciano molto meno di quanto guadagnano. Intanto lo Stato li protegge: o non controllandoli, o con iniziative ad hoc come i condoni (uno ogni quattro anni), o con leggi specifiche (abolizione del falso in bilancio). Il messaggio è chiaro: rubare si può. Ecco la testimonianza di chi ha provato a far pagare le tasse, anche con la proposta di una nuova legge tributaria approdata in parlamento ma affossata dal partito trasversale degli evasori. E ora? La vera rivoluzione di Monti sarebbe quella di far pagare le tasse a tutti. 160 miliardi da recuperare, altro che finanziaria. Potremmo essere più ricchi: come dimostra Bruno Tinti, basterebbe poco per raggiungere un risultato straordinario. Ma bisogna volerlo e non aver paura di perdere il voto degli evasori.
Evasori pagate

E VOGLIAMO SALVARE L'ITALIA TUTTI DOBBIAMO FARE LA NOSTRA PARTE
Se oggi l’Italia si ritrova sull’orlo del baratro lo dobbiamo anche a loro: gli evasori. E alla politica, che a suon di condoni e scarsi controlli ha permesso che per decenni furbetti dello scontrino e falsi nullatenenti si godessero in santa pace i soldi sottratti al fisco.
Ma siamo sicuri che gli evasori siano sempre gli altri? A partire dai nostri comportamenti quotidiani possiamo dare inizio a una rivoluzione culturale e cominciare a pagare tutti le tasse. Magari per pagarne meno in futuro.
Contiene un vademecum ironico per il cittadino antievasione e un’intervista a Vincenzo Visco.
Cosa succede quando non ci facciamo dare lo scontrino?
Facciamo i conti “della serva” e prendiamo uno scontrino fiscale da 100 euro. Su questa cifra bisogna calcolare:
- il 21% di Iva
- l’Irpef, che calcoliamo per facilità con l’aliquota media del 23%
- i contributi Inps per il 23%
- l’Irap, al 4,82%
- le addizionali regionali, che variano ovviamente di regione in regione, ma che calcoliamo in media per 1,73%.
Fatto un rapido calcolo, se non chiediamo quello scontrino da 100 euro facciamo risparmiare al negoziante (o al ristoratore, o all’albergatore, eccetera):
18 euro di Iva
18,50 euro di Irpef
16,40 di Inps
3,97 euro di Irap
1,64 euro di addizionali regionali
Totale = 58,51 euro.
Una cifra che sfiora il 60%. E che deve far riflettere anche sul fatto che, ormai, la tassazione ha di gran lunga superato la metà dei redditi dei cittadini italiani (evasori, ovviamente, esclusi).
Elena G. Polidori scrive di politica e televisione per il «Quotidiano Nazionale» («la Nazione», «Il Resto del Carlino» e «Il Giorno»), è autrice di programmi televisivi Rai e Mediaset ed è consigliere nazionale della Federazione Nazionale della Stampa. Il suo Resistere a Equitalia, scritto per documentare l’aggressività del Fisco nei confronti di cittadini non evasori, ma semplici “morosi” con le amministrazioni locali, è stato un successo editoriale. Per Aliberti ha anche pubblicato Berlusconi e la fabbrica del popolo, un’approfondita inchiesta su come il Cavaliere ha costruito, attraverso le televisioni generaliste, il proprio elettorato.
Brutti sporchi e cattivi. I meridionali sono italiani?
Se l'Europa non può fare a meno dell'Italia, può l'Italia fare a meno del suo Sud? I meridionali sono davvero brutti, sporchi e cattivi? A queste e a molte altre domande, nello stesso tempo retoriche e provocatorie, risponde in questo libro Giovanni Valentini, pugliese d'origine, che si sente a tutti gli effetti non solo cittadino italiano, ma europeo. E proprio perciò non si rassegna all'idea che l'Italia possa perdere il Sud. Dagli anni immediatamente successivi all'Unità - quelli dell'"annessione" al Piemonte, e più tardi dei saggi di Salvemini e Gramsci - ai nostri giorni, la questione meridionale è sempre stata la questione nazionale. Le regioni del Mezzogiorno non si sono mai davvero sentite parte integrante di uno Stato, perché quello Stato si è sempre manifestato come qualcosa di esterno e invasivo, fonte perenne di sfruttamento e oppressione. Da qui si è sviluppata, fino ad assumere le dimensioni odierne, la realtà dell'anti-Stato nelle sue varie forme: clientelismo, assenteismo, false pensioni, malavita organizzata. Ma il Sud, sostiene l'autore, ha in sé gli anticorpi e le risorse (cultura, patrimonio storico-ambientale, turismo, energie rinnovabili, nuove tecnologie, senza dimenticare la fantasia e il calore umano propri di un popolo generoso) per guardare con fiducia al futuro. Sono molti nel Meridione i settori che lo Stato può e deve finalmente valorizzare in tutte le loro potenzialità. Perché se non si salva il Sud è destinata ad affondare l'intera Italia.
Manifesto capitalista
Una rivoluzione liberale contro un'economia corrotta
di Luigi Zingales
Chi e perché ha veramente causato la crisi finanziaria? Soprattutto, come si può risolvere un problema di contrazione dell'economia che non è contingente ma strutturale? Luigi Zingales difende l'idea originaria del mercato come regno delle opportunità e della produzione di ricchezza, al servizio dei cittadini e dei consumatori, contro il capitalismo dei monopoli, delle lobby, della finanza irresponsabile, che fa pagare all'intera comunità i disastri che ha provocato. Sostiene con forza l'esigenza di promuovere il merito, potenziando le autorità antitrust e la qualità dell'istruzione, proprio per diffondere il più possibile il benessere. Questo libro è un appello per rifondare il capitalismo rendendolo più giusto, più umano e più efficiente.
Morale e politica
by Luigi Sturzo
Che cosa è la moralità? Si può forse portare la legge morale nella vita sociale, applicarla alle relazioni internazionali? E ammettendo che vi trovi posto, questo posto sarà il primo? Quando c'è conflitto tra la legge morale e la politica forse che la legge morale non deve dire l'ultima parola? Ecco il problema". Dal pensiero di Sturzo emerge fortemente il concetto della necessità di limitare il potere politico e la sua etica, per opporvi il perseguimento del bene comune e la difesa del valore della persona. Tutto ciò è indispensabile per evitare la crisi della democrazia: la crisi dell'identità unitaria dello spinto collettivo e l'abbandono di una finalità etica dello Stato. Apre questa raccolta di scritti di Sturzo, curata da Cecilia Dau Novelli, il celebre appello "Ai liberi e forti", scritto all'indomani della Grande Guerra, in un momento di grave incertezza politica. Non fu - come ha scritto Gabriele De Rosa, un documento ideologico di partito che parlava ai soli militanti, né segui le logiche interne alla vecchia opposizione cattolica, ma piuttosto un documento nuovo che venne rivolto ai cittadini dello Stato italiano - anche se sulla carta ancora sudditi del Regno - che avevano consolidato il diritto di cittadinanza e di voto con il sangue versato nelle trincee del Carso.
CONFITEOR. MASSIMO MUCCHETTI INTERVISTA CESARE GERONZI
POTERE, BANCHE E AFFARI. LA STORIA MAI RACCONTATA
La storia economica e finanziaria del nostro Paese ricostruita da uno dei protagonisti assoluti degli ultimi decenni. I retroscena mai raccontati dei grandi affari italiani. La storia segreta dei rapporti tra Fininvest e le banche negli anni di ferro 1993-1996. I veri autori del salvataggio della Fiat e la scalata ostile alla Montedison. Il regolamento dei conti nella Mediobanca dopo la morte di Enrico Cuccia. L’alleanza e poi la rottura con il suo delfino, Vincenzo Maranghi. La scalata (resistibile) di Ricucci al “Corriere della Sera” e i contrasti sulla nomina dei direttori del quotidiano di via Solferino. L’Opa del secolo su Telecom Italia e quelle mancate su Banca di Roma e Comit. Il caso Tronchetti. Ma anche il rapporto tra il Banco di Roma e l’Istituto per le Opere di Religione. L’amicizia con Antonio Fazio e la divaricazione del 2005 sui fronti dell’Antoveneta e di Bnl. Gli alterni rapporti con Mario Draghi, direttore del Tesoro e Governatore. Le relazioni speciali con Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi: i sì e i no. Gli incontri con Andreotti. Il tramonto del rapporto con Gianni Letta. I processi Cirio e Parmalat. L’ascesa alla presidenza di Mediobanca e di Generali e, infine, la sorprendente caduta. Passato remoto, passato prossimo, presente e uno sguardo sul futuro. Decenni di storia italiana nel dialogo senza rete tra Cesare Geronzi, uno dei più influenti banchieri italiani degli ultimi vent’anni, e Massimo Mucchetti, firma di punta del Corriere della Sera. E’ la prima volta che un banchiere del Belpaese accetta di ricostruire le sue scelte lungo un ampio confronto che non teme il contraddittorio. Geronzi non è un economista o uno studioso. La stampa britannica l’ha definito un power broker. Lui, che si sente fino in fondo banchiere, dice: “Sono stato abituato, fin da quando reggevo l’ufficio cambi della Banca d’Italia alle dirette dipendenze di Guido Carli, ad assumermi la responsabilità di decisioni importanti”.
Svegliatevi! Varia
di Pierre Larrouturou
Questo capitalismo è in crisi. È sotto gli occhi di tutti. Il debito pubblico è alle stelle, non solo in Francia o in Italia, ma anche negli USA e perfino in Cina. Sì, proprio quella Cina che da traino dell’economia mondiale rischia ora la recessione, a causa di una bolla immobiliare pronta a esplodere. Di fronte al disastro, governi che prestano ascolto alle società finanziarie ben più che ai loro cittadini continuano a perpetuare le stesse ricette, rischiando così di aggravare la situazione perché intanto precarietà e disoccupazione aumentano – e precari e disoccupati non possono certo contribuire né al pil né alla crescita. In un simile scenario, chi guadagna? Solo banche, finanza, grandi rendite, grandi azionisti. È giunto il tempo, finalmente, di inquadrare correttamente i problemi. Di ribadire che la disoccupazione non è solo conseguenza, ma è soprattutto causa della crisi. Di constatare quanto redditi e benefici fiscali si siano spostati verso i segmenti più ricchi e ristretti della società a discapito dei ceti medi, grazie alla favoletta che questo avrebbe creato investimenti, occupazione, benessere diffuso. La crisi economico-finanziaria in atto è più grave di quanto vogliano farci credere. Eppure possiamo uscirne. Ma adesso basta con le parole vuote, le formule di rito, gli slogan. Questo manifesto allinea 15 soluzioni contro la crisi economica da applicare con estrema urgenza. È ora di agire. E di reagire. Di esigere ciò che è giusto per noi stessi e per i nostri figli. L’austerità non è la risposta, e le false cure che quegli stessi neoliberisti che hanno creato il male continuano a propinare al malato, lo stanno ammazzando. I sonnambuli che governano l’Europa ora devono svegliarsi. Subito.
La tomba vuota - Indagine sulla morte di Cristo
Autore: Massimo Centini
La scomparsa del cadavere di un condannato a morte, in particolare di “quel” condannato, per i credenti costituisce la prova della resurrezione, ma nello stesso tempo offre tutta una serie di importanti occasioni per provare a smontare e rimontare i fatti che precedettero la fine terrena di un uomo straordinario.
Incipit del libro appunto la tomba vuota: da qui si snoda un’indagine, condotta con estremo rigore scientifico e priva di qualunque condizionamento ideologico, per ripercorrere le fasi della Passione di Cristo ponendo in evidenza gli aspetti storici, archeologici, antropologici che possano contribuire a produrre un quadro globale delle ultime ore, dalla cattura alla presunta resurrezione, di un uomo da molti riconosciuto come il Figlio di Dio.
L’autore guida il lettore, che diviene investigatore, offrendogli fonti note e meno note, dettagli anatomopotologici, analisi trasversali per contribuire a valutare la storicità dell’evento e le eventuali contraddizioni nei suoi oggettivi legami con la storia.
Ordinando indizi che ambiscono a trasformarsi in prova, il libro propone un modo di rileggere in chiave archeo-antropologica, ma anche criminologica, la Passione e la morte di Cristo cogliendone gli aspetti più reali e umani.
Indagine su Gesù
Il Gesù moderno
La storia della ricerca moderna sulla vita di Gesú è stato il tentativo, di tempo in tempo rinnovato, di ridisegnarne l'immagine tradizionale per portare alla luce ciò che essa cela: l'uomo del proprio tempo, un personaggio marginale vissuto nella Palestina del primo secolo che osò credere in un rivolgimento prossimo dell'esistenza del proprio popolo ad opera di Dio stesso, ma che pagò con la vita il suo sogno. Su quell'evento, decisivo per la civiltà occidentale, storici, sociologi, teologi ed artisti oggi s'interrogano di nuovo, affollandosi intorno a una questione che quante piú risposte ragionevoli riceve, tanto piú sembra sottrarsi ad una comprensione effettiva.Il populismo autoritario
Autobiografia di una nazione
di Nicola Tranfaglia
Questo saggio indaga la fortuna del populismo di Silvio Berlusconi, che dai primi anni Novanta, pur con alterne fortune, domina la crisi repubblicana in Italia. L’analisi si estende anche a una riflessione sulle situazioni internazionali, con i precedenti latinoamericani di Vargas in Brasile e di Perón in Argentina, e su quelle nazionali del passato, già lucidamente studiate da Antonio Gramsci e altri autori. Con grande chiarezza, l’autore ripercorre la vita e la carriera del leader del Popolo della Libertà, raccontando molti particolari inediti e spiegando ai lettori perché quel modello ha avuto e continua ad avere un notevole successo nell’Italia contemporanea. Tranfaglia mette inoltre in evidenza gli errori che il centro-sinistra ha compiuto (e ancora continua a compiere) nell’ultimo ventennio e analizza le caratteristiche di fondo della destra berlusconiana attualmente al potere. Una diagnosi severa e documentata del degrado a cui è giunta la politica italiana e un’analisi illuminante dei problemi ancora insoluti nel nostro Paese.
La terza guerra mondiale? Chi comanda, Obama o Wall Street? (La terza guerra mondiale? #2)
Elido Fazi si ripete. Esce oggi per i tipi (solo digitali) di Fazi editore il secondo volume della collana One Euro (che come dice il nome pubblica ebook al prezzo di un euro ciascuno) che prosegue il discorso de “La terza guerra mondiale? – La veritá sulle banche, Monti e l’euro” libro di cui l’editore è anche autore e che affronta l’importante tema della grande crisiche ha colpito il mondo – e in special modo quello occidentale – dall’estate del 2007 in poi.
Se il primo libro analizzava gli eventi di questi ultimi anni inquadrandoli in un contesto che fonda le sue radici decenni fa, ai tempi di Bretton Woods e del Piano Marshall, e ci spiega cosa c’entrano il petrolio e il dollaro nella crisi dell’euro, il secondo approfondisce il ruolo della finanza americana su questa crisi e l’approccio tenuto finora dall’amministrazione Obama nei confronti di Wall Street e della crisi stessa, evidenziando come le misure prese per regolamentare il sistema finanziario siano state agli effetti troppo blande e accomodanti nei confronti delle grandi banche.
Temi complessi che Fazi affronta con forte vis polemica ma con uno stile semplice e piacevole, alternando questi grandi temi ad aneddoti vissuti in prima persona.
Due libri che mi sento di consigliarvi perche vi permettono di farvi un’idea piu chiara degli eventi epocali che ci stanno accadendo attorno ed allo stesso tempo offrono una visione alternativa a quella che trovate sui giornali e originale, opinabile ma certo verosimile.
La terza guerra mondiale? Chi comanda, Obama o Wall Street? è in vendita a un euro in formato per Kindle su Amazon.it oppure in formato ePub e pdf con social DRM nei principali ebookstore (cercatelo nel nostro motore di ricerca degli ebook in vendita in italiano, utilizzando la barra qua in alto e selezionando l’ozione “tutti gli store”).
La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l'euro. Vol. 1
Fazi Elido
È vero che la crisi finanziaria di Wall Street del 2008 è stata peggiore di quella del 1929? Perché Andrea Camilleri ha dichiarato sabato 21 gennaio al nuovo programma di Serena Dandini su La7 che è scoppiata la terza guerra mondiale, per ora solo in versione soft? E perché un finanziere come George Soros, uno che viene ancora oggi ricordato come "colui che spezzò la schiena alla Banca d'Inghilterra nel 1992", dichiara che Lloyd Blankfein, il capo della Goldman Sachs, non è soltanto un uomo avido e poco illuminato, ma il "male assoluto", come il nazismo e il comunismo? Cosa ne pensa Mario Monti, per anni consulente della Goldman Sachs? Soprattutto, possono gli Stati Uniti - che sono il paese più indebitato al mondo e il meno competitivo in assoluto se si guarda alla differenza tra importazioni e esportazioni - uscire dalla situazione economica in cui si trovano senza innescare una guerra? Perché il Presidente Obama ha firmato il 31 dicembre del 2011 una legge per punire qualunque organizzazione faccia transazioni con la Banca Centrale dell'Iran, che ha avuto l'ardire di aprire una Borsa del petrolio dove si tratta in euro e altre valute, ma non in dollari? Ecco alcuni dei temi affrontati in questo pamphlet, scritto di getto analizzando le cause più profonde della crisi americana e di quella europea in un contesto in cui si trovano alla ribalta gli interessi di paesi come la Cina e l'India.
Assalto alla diligenza. Il bottino delle privatizzazioni all'italiana
Primi anni Novanta: l'Italia cambia pelle. Si apre il periodo delle privatizzazioni, cioè della (s)vendita ai privati e della collocazione sul mercato delle imprese di proprietà dello Stato. Liquidato il sistema delle Partecipazioni Statali, smantellato il cosiddetto sistema misto italiano, vengono messe in vendita le imprese dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI); l'Ente Partecipazioni e Finanziamento Industrie Manifatturiere (EFIM) e "pezzi" importanti dell'ENI. In questo colossale affare di smantellamento delle sue proprietà lo Stato ci ha veramente guadagnato? Perché tutto è avvenuto in tempi così rapidi, senza avere un quadro normativo adeguato e senza correre il rischio di creare monopoli privati al posto di quelli pubblici? Quale la vera ragione del grande interesse delle privatizzazioni per i vecchi e impoveriti poteri forti italiani? Quale il reale motivo della conversione alle privatizzazioni del mondo cattolico di sinistra e dell'erede del cadaverico partito comunista? Perché la magistratura diventa un vigilante etico in questo processo contorto e complicato? Tre sono i protagonisti di questo processo, tre soggetti collettivi in profonda crisi. Il primo gruppo è rappresentato dai cosiddetti "poteri forti", imprenditori privati, rampanti finanzieri e banchieri. Il secondo soggetto è il mondo comunista italiano che, dopo il crollo di Mosca, deve necessariamente rinnovarsi. Il terzo è la magistratura italiana.
Tassati e mazziati
di Giuseppe Bortolussi

LA CRISI GLOBALE
E L'INSTABILITA' FINANZIARIA EUROPEA
La peggior crisi dei mercati degli ultimi sessant'anni - Il pericoloso prezzo del petrolio - Non si può staccare a Paulson un assegno in bianco - Ricapitalizzare il sistema bancario - Come capitalizzare le banche e salvare la finanza - L'America deve porsi alla guida di un salvataggio delle economie emergenti - Il modo giusto e quello sbagliato di salvare le banche - Il punto centrale: attenzione ai Paesi periferici - Un modo per fermare i raid ribassisti - I tre passi per la riforma finanziaria - Non ignorare l'esigenza di una riforma finanziaria - L'euro dovrà fronteggiare sfide più grandi della Grecia - Riformare il sistema dei mutui - L'America deve affrontare i pericoli dei derivati - La crisi e l'euro - L'America ha bisogno di stimolo, non di virtù - La Cina deve risolvere la crisi valutaria globale - L'Europa deve salvare le banche prima degli Stati - Come la Germania può evitare un'Europa a due velocità - I veri europei hanno bisogno di un 'Piano B' - La Germania deve difendere l'euro - Tre passi per risolvere la crisi dell'Eurozona - C'è un futuro per l'euro? - Come scongiurare una seconda Grande Depressione - Una rotta per il campo minato dell'Eurozona - Un piano in sette passi per salvare l'Eurozona - La BCE deve intervenire per salvare l'Eurozona.
Ricerca e carità. Due voci a confronto su scienza e solidarietà
Autore: Martini Carlo M.; Giorello Giulio

Un dialogo tra Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002, e Giulio Giorello, filosofo della scienza, dedicato al nodo tra Ricerca e Carità ovvero tra Conoscenza e Solidarietà, nella convinzione che ricerca sia anche interrogazione sul senso profondo del nostro destino e che l'amore sia lo strumento migliore per sconfiggere il lato oscuro di ogni persona. Sia che si concluda per una esistenza con Dio o senza Dio, resta un patrimonio di tutti la tensione a "l'amor che move il sole e l'altre stelle" (Dante, Paradiso, XXXIII, 145).
La Democrazia in Europa
Autore: Sylvie Goulard, Mario Monti

Gli europei vorrebbero essere forti come se l’Europa fosse unita, ma senza cedere neanche una parte della propria sovranità nazionale, come se l’Europa unita non esistesse affatto. Questa contraddizione è diventata inaccettabile. Le derive della finanza e l’indebitamento sono solo un aspetto della crisi economica, che ha fatto emergere in tutta la loro ampiezza l’interdipendenza e le fratture che caratterizzano la democrazia in Europa. Anche per questo è istruttivo rileggere Tocqueville, autore di un’opera capitale sulla democrazia in America. Per Tocqueville, da secoli, il cammino verso l’uguaglianza è inarrestabile. È un processo che porta a costruire, per mezzo del libero concorso delle volontà, una democrazia che sia opera del popolo, in cui gli europei possano scegliere insieme i loro governanti, e al tempo stesso al servizio del popolo, cioè finalizzata al benessere di tutti. Questo libro invita ad anteporre la retta comprensione dei nostri interessi agli istinti più ciechi, a scoprire le profonde affinità che legano gli europei, a ritrovare la fiducia in noi stessi. Ricordando che per guidare l’Europa oltre la crisi occorre “guardare lontano”.
Vincere la povertà con un welfare generativo. La lotta alla povertà - Rapporto 2012
Fondazione Emanuela Zancan Onlus
Il rapporto guarda alla «lotta alla povertà» privilegiando la valutazione degli interventi e delle politiche, per capire cosa serve veramente e cosa è invece spesa assistenziale improduttiva e inutile. Parla a quanti si chiedono se gli aiuti sono efficaci e se le risorse vengono utilizzate in modo responsabile, per aiutare i poveri a uscire dalla povertà e non per continuare a essere poveri.
La lotta alla povertà può fare un salto di qualità, ma in un welfare che diventa capace di rigenerare le proprie risorse, insieme con le persone. Un welfare generativo, dopo aver raccolto le risorse fiscali, e mentre le redistribuisce, deve diventare capace di farle rendere, con una sistematica responsabilizzazione sugli esiti, resa possibile da un diverso incontro tra diritti e doveri.
Il passaggio dalla logica del costo a quella dell’investimento privilegia l’efficacia e rende tutti più responsabili. È nuova cittadinanza, che fa del governo dei diritti e dei doveri un’opzione strategica e generativa. È necessaria per non essere sopraffatti dalla domanda, senza sapere cosa rispondere, senza ridursi a considerare i «diritti sociali» una minaccia e non piuttosto un motore moltiplicativo delle capacità.
Nel volume le difficoltà attuali e la speranza di superarle si avvicinano tra loro, fino a concentrarsi su un tema di fondo: rigenerare un sistema di solidarietà in profonda crisi di fiducia. La lotta alla povertà può aiutarci a farlo e a meglio affrontare questa sfida. Non riguarda solo l’attuale recessione di welfare, ma anche il suo futuro, se da redistributivo diventa generativo, riqualificando le risorse a disposizione.
La casta invisibile delle regioni. Costi, sprechi e privilegi. di Pierfrancesco De Robertis - Rubbettino editore

Numerose erano le «caste» finite sotto la lente di ingrandimento, ma mai nessuno aveva raccontato con una analisi approfondita e attenta quella delle regioni. Eppure tutti sappiamo che buona parte degli sprechi di cui tanto si discute si annidano proprio in questi piccoli venti stati che compongono il nostro Paese. Un «giro d’Italia» tra costi, sprechi e privilegi, auto blu, disservizi, società partecipate, enti inutili, viaggi merenda, sedi all’estero, maxi-stipendi e debiti record, pieno di risvolti sconosciuti e dati inediti. Divertenti da un lato e inquietanti da un altro. Al nord, al centro e al sud, nelle regioni «normali » e in quelle speciali. È lì che si annida la vera e voracissima «casta invisibile», che forse dopo questo libro sarà un po’ meno sconosciuta.
La Storia d'Italia non è finita
In un punto imprecisato del tempo pare che il nostro Paese sia entrato in un’altra storia, in cui occorre immaginare coordinate di senso differenti da quelle del passato. Per farlo, Ciriaco De Mita muove da tre domande. La prima riguarda l’esistenza o meno di un punto critico a partire dal quale la nostra vicenda sarebbe diventata il fantasma di se stessa: esiste questo punto o è solo una bella immagine per indicare una cosa diversa, il cui significato va ricercato su un altro piano? La seconda domanda consiste nel tentativo di ri-vivere la storia d’Italia, che non significa raccontarla ma chiamarla in causa e, insieme, liberarla dagli stereotipi. La terza, più che una domanda, è la scommessa che la storia possa essere pensata, e quindi oltrepassata, in direzione del futuro. A queste domande l’Autore dà una risposta da cui sarà inevitabile per chiunque partire, se intende ancora riflettere e cercare di capire.
Lo sguardo di De Mita si rivolge alle due coordinate del nostro tempo. In primo luogo, lo sguardo rivolto a ciò che è accaduto e a quel che sta accadendo si sofferma su di una società che non è più pensabile come un insieme coerente di parti, come un tutto omogeneo o comunque riconducibile ad unità. Una “società senza rappresentanza” in cui, scomparsi i partiti storici, non solo non si riesce a rispondere alle diverse spinte e articolazioni, alle sollecitazioni di spazi di autonomia, di partecipazione, in una parola, di libertà, ma si fatica a tracciare i quadri interpretativi entro cui la trasformazione va pensata perché possa essere superata. In secondo luogo, lo sguardo rivolto al futuro che vede, invece, la possibilità di una società che si raccoglie e cresce intorno al fuoco delle comunità, cioè di realtà che, da un lato, sono la creta in cui si forma e si consolida la memoria e, dall’altro, trattandosi di una memoria che è utopia e immagine del futuro, possono offrire agli uomini di questo tempo mobile i punti fermi entro cui organizzare la propria nuova storia.
Così anche i tanti personaggi – da De Gasperi a Moro, da Sturzo a Berlinguer – più che narrati, sono originalmente rivissuti dall’Autore, così che cessano di essere ombre incerte sulla scena del ricordo collettivo, quasi fantasmi che sfuggono alla mente, e diventano i testimoni di un’eco: la storia d’Italia non è finita, la luce dell’intelligenza è ancora accesa.
Il libro è stato presentato il 7 settembre 2012 da De Mita e discusso da Violante e Cicchitto, con lo storico Miguel Gotor e il giornalista de La Stampa Federico Geremicca, che ha moderato il dibattito.
Il cambiamento demografico

«Abbiamo bisogno di un'alleanza, o di una grande sinergia, per affrontare la nostra crisi demografica. Per essere efficace, questa sinergia deve rendere consapevoli e coinvolgere ciascuna delle componenti della nostra società, arrivando fino alle persone e alle famiglie. Solo così sarà possibile far entrare, finalmente e sul serio, la questione demografica nell'agenda politica. Lo scopo di questo Rapporto-proposta, al quale hanno lavorato alcuni dei maggiori demografi italiani di varie matrici culturali insieme a studiosi di altre discipline, è far penetrare nell'intero corpo sociale la consapevolezza della sfida demografica con cui l'Italia deve inevitabilmente misurarsi».
Camillo Ruini
«Oltre 60 milioni di persone, di cui una ogni 13 proviene da altri paesi. I meno che ventenni sono via via scesi fino a uno ogni cinque residenti e sono pressoché pari al numero degli ultrasessantacinquenni, mentre gli ultranovantenni hanno quasi raggiunto il mezzo milione di unità. Un paese in cui la frequenza di nascite si colloca stabilmente sotto le 600mila unità annue, ossia circa 150mila in meno di quante sarebbero necessarie. Il tutto mentre la durata media della vita ha superato gli 80 anni, la mortalità infantile ha raggiunto livelli minimi quasi fisiologici e la fecondità si è attestata attorno alla media di 1,4 figli per donna. È questa, in estrema sintesi, la fotografia demografica dell'Italia dei nostri giorni. È una realtà sulla quale sembra doveroso interrogarci per capire quali siano i nodi problematici e, soprattutto, quali siano le sfide che ci attendono nel futuro».
www.laterza.it
Giovani senza futuro. Proposte per una nuova politica
Mai come in questo periodo la politica e l'economia si sono occupati, almeno a parole, dei giovani. Eppure mai come in questo periodo i giovani si sono trovati a fare i conti con una situazione difficilissima, al punto da farli dubitare di quello che proprio loro dovrebbero possedere più degli altri: la fiducia nel futuro. Negli anni che hanno preceduto la crisi globale, tra il 2000 e il 2007, in Italia il tasso di occupazione giovanile - l'età di riferimento è quella compresa tra i 15 e i 29 anni - era aumentato soltanto di mezzo punto percentuale, meno che negli altri paesi europei. La differenza rimaneva molto elevata: 39,6% il tasso di occupazione nel nostro paese contro il 53,5% nella media dell'Europa dei Quindici. Con la crisi, il peggioramento delle condizioni dei giovani nel mercato del lavoro in Italia è stato forte e il tasso di occupazione è sceso di oltre 5 punti, ben più della media europea: si calcola che siano circa 2 milioni coloro che restano fuori sia dall'occupazione che dai processi di istruzione e formazione. È arrivato il momento di una nuova politica. I curatori di questo volume analizzano le migliori pratiche europee per occupare i giovani, dando voce a protagonisti e referenti a tutto campo, nello sforzo di individuare un percorso che cambi davvero l'approccio, fin qui parcellizzato, a uno dei principali problemi del nostro tempo.
Avanti giovani alla riscossa

M. LIVI BACCI
In Italia si può essere "apprendisti" fino a trent'anni; appartengono ai "giovani" industriali persone di quarant'anni; sono troppo "giovani" per far parte di élites accademiche studiosi di cinquant'anni; si chiamano "ragazzo" o "ragazza" persone di età matura. Ma nella realtà demografica i giovani sono diventati pochi: compiono oggi vent'anni meno di 600.000 giovani, ma erano 900.000 nel 1990. Pur essendo molti di meno, i giovani italiani percorrono assai più lentamente che in passato - e rispetto ai coetanei europei - le tappe che portano all'autonomia dell'età adulta. Completano gli studi, entrano nel mondo del lavoro, mettono su casa, formano la loro famiglia assai più tardi di prima. Pur vivendo bene, in larga misura grazie alle risorse dei genitori, contano poco nella società, nelle professioni, nella politica, nella ricerca, nelle imprese. Con pochi giovani, scarsamente valorizzati, il nostro paese appare stanco e incapace di slancio, e non all'altezza di uno scenario globale che non fa più sconti a nessuno. Eppure le soluzioni possibili non mancherebbero, intervenendo sul sistema educativo, sul mercato del lavoro, sulla previdenza e - in generale - attuando politiche capaci di smontare la sindrome del ritardo che attanaglia le nuove generazioni.
Massimo Livi Bacci è professore di Demografia nell'Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino: "Popolazione e alimentazione. Saggio sulla storia demografica europea" (II ed. 1993), "Storia minima della popolazione del mondo" (III ed. 2005), "Conquista. La distruzione degli indios americani" (2005), "Eldorado nel pantano. Oro, schiavi e anime tra le Ande e l'Amazzonia" (2008). E' socio dell'Accademia dei Lincei e Senatore della Repubblica.
Poveri di diritti
CARITAS ITALIANA , E. ZANCAN FONDAZIONE
Nel 1860, in un'Italia da costruire, Giuseppe Mazzini si interrogava sull'efficacia delle politiche di lotta alla povertà visto "l'accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d'Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. ... la loro inefficacia a diminuire visibilmente quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere". Accadeva 150 anni fa e accade anche oggi, con similitudini impressionanti: i diritti separati dai doveri, l'aiuto senza reciprocità e fraternità. Il povero ha anzitutto diritto di essere trattato come persona, non soltanto come individuo. La persona è relazioni, legami, spazio di vita. Senza la persona la lotta alla povertà finisce per essere cura che riduce il dolore ma non affronta il problema, è risposta senza soluzione. Il volume si articola in due parti. Nella prima vengono approfonditi i diritti dei poveri previsti dalla Costituzione e a livello internazionale. Molti sono ancora disattesi, anche perché non privilegiano l'incontro tra diritti e doveri, non valorizzano le capacità, non coinvolgono e promuovono la partecipazione dei poveri. Come nei precedenti Rapporti viene aggiornato e arricchito il quadro comparativo delle regioni, con parametri di spesa e di risposta. Seguono approfondimenti specifici, che evidenziano come fare e cosa non fare, se si vuole dare speranza alle persone e alle famiglie in difficoltà. La prima parte si chiude con proposte per far meglio fruttare gli investimenti, ottenere migliori indici di efficacia, superare il cronico sottoutilizzo delle risorse. La seconda parte si sofferma sul ruolo svolto dalla Chiesa nel contrasto della povertà economica. Tale ruolo si sviluppa attraverso azioni di studio, animazione, promozione e assistenza alle persone e famiglie in difficoltà. Vengono inoltre descritte, con dati aggiornati, le nuove tendenze di impoverimento della società italiana, secondo l'esperienza della Caritas. Approfondimenti specifici riguardano la condizione degli immigrati, la situazione delle aree montane e l'attività svolta dalle mense socio-assistenziali.
La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della Chiesa italiana che opera dal 1971 per promuovere la testimonianza della carità e l'amore preferenziale per gli ultimi. Ciò si traduce in iniziative di educazione alla solidarietà, alla mondialità, all'interculturalità e alla pace; azioni di ricerca, sensibilizzazione e stimolo delle istituzioni e, se necessario, denuncia delle ingiustizie; interventi concreti di solidarietà locale o internazionale in situazioni di emergenza o sottosviluppo. La Fondazione "Emanuela Zancan" è una onlus di ricerca scientifica di rilevante interesse sociale. In questa veste realizza dal 1964 studi, ricerche e sperimentazioni nell'ambito delle politiche sociali, sanitarie, educative, dei sistemi di welfare e dei servizi alla persona. Svolge le sue attività grazie al contributo di molti studiosi ed esperti italiani e stranieri. Collabora con enti statali, regioni, province, aziende sanitarie, comuni, università, centri di studio italiani e internazionali e con soggetti privati operanti nell'area dei servizi alle persone.
I nuovi poveri: politiche per le disuguaglianze
Dovis Pierluigi; Saraceno Chiara
Le politiche di divaricazione sociale degli ultimi anni e la recente crisi finanziaria hanno portato alla povertà fasce di popolazione fino a ieri abituate a una vita dignitosa. Sono i cosiddetti "nuovi poveri", persone che testimoniano l'esistenza di un'ampia zona grigia dove la mancanza di denaro significa anche insicurezza, precarietà e fragilità relazionale. Pierluigi Dovis, direttore della Caritas di Torino, ci regala la testimonianza di chi ogni giorno lavora a contatto con le forme, vecchie e nuove, di disagio. Il saggio di Chiara Saraceno allarga invece la prospettiva a livello nazionale ed europeo. Insieme, gli autori conducono il lettore in un viaggio attraverso una povertà invisibile, che investe famiglie e giovani che incontriamo ogni giorno, senza riconoscerli, per le strade del nostro quartiere o per le scale del condominio; una povertà che porta con sé nuovi pericoli, l'esclusione sociale e la rottura del principio di cittadinanza democratica.
Nuovi nonni per nuovi nipoti. La gioia di un incontro
Silvia Vegetti Finzi offre un interessante spaccato della realtà dei nonni partendo dall'inedito rapporto tra l'ultima generazione di nonni e quella dei loro giovanissimi nipoti. I nonni di oggi, cresciuti per lo più negli anni del miracolo economico, hanno partecipato alla modernizzazione della società e fruito di un benessere diffuso, ma hanno anche assistito agli sconvolgimenti prodotti dagli anni della contestazione, al rovesciamento dei canoni e dei valori della tradizione. Ora, in uno scenario caratterizzato dall'eclisse degli ideali politici, dalla precarietà del lavoro, dalla crisi della coppia e della scuola, nonne e nonni, seppure in modo diverso, sembrano costituire l'unica solida architrave della famiglia. Spesso garantiscono ai figli un aiuto economico e suppliscono alla generale carenza di servizi per l'infanzia prendendosi cura dei nipoti. Esentati da compiti educativi diretti, possono sperimentare il piacere di condividere con i bambini ambiti di libertà, di fantasia e di gioco, ricevendone in cambio affetto e complicità. La "nonnità" svolge quindi una funzione importante, talora essenziale, ma proprio per questo è sottoposta più che in passato a un carico di aspettative, richieste, pressioni e ricatti affettivi difficile da governare. Le numerose testimonianze raccolte, organizzate e analizzate per argomenti, fanno di queste pagine un racconto a più voci in cui caratteri e storie molto diverse si incontrano e si confrontano.
Per un piano nazionale contro la povertà
Le Acli propongono un "Piano bipartisan" contro la povertà assoluta di durata triennale. Si tratta di una proposta di sviluppo e miglioramento della Carta acquisti (Social Card) ideata dal governo Berlusconi. L'idea è partire dalla Social Card attuale, valorizzarne gli aspetti positivi e correggerne le criticità. La nuova Social Card progettata dalle Acli è destinata a tutte le famiglie in povertà assoluta residenti nel nostro paese, comprese quelle di immigrati e le persone senza fissa dimora e prevede un trasferimento monetario più generoso rispetto all'attuale Social Card graduato sul diverso costo della vita nelle grandi città (rispetto ai piccoli centri) o nel Centro-Nord (rispetto al Sud), e accompagnato da servizi specifici alla persona.




Nel suo saggio, Antonio Socci percorre le molte strade che ci offrono un nuovo punto di vista sul mistero di Gesù. Parte dal fascino esercitato da Cristo su protagonisti della storia (uno su tutti: Napoleone) e della cultura (per esempio Natalia Ginzburg, Testori, Pasolini), anche non credenti. Non si tratta della forza di un "mito", come rivelano l'archeologia e la ricerca storica, che mostrano la veridicità della narrazione evangelica; e allora non può non colpire la corrispondenza minuziosa tra profezie antiche di secoli (quelle della Bibbia) e i fatti dell'esistenza terrena di Gesù. E sempre più scienziati e filosofi, sulla base delle recenti scoperte della cosmologia, della fisica e della biologia, sono convinti che il cosmo e la vita presuppongano un Creatore.
Vegetti Finzi Silvia



