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SPESE MILITARI: UNA PROPOSTA DI TAGLI PER SPRECHI E SPESE INUTILI

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Qualche giorno fa mi è arrivata una lettera di un vecchio amico, che è responsabile Confasal Unsa Difesa per Firenze ed è anche consigliere comunale del PDL di Sesto Fiorentino, che espone in modo eloquente una seria proposta di riforma della spesa nel comparto difesa. Non si tratta della proposta di un anarchico sovversivo, ma di una persona seria che peraltro milita in un partito governativo e di destra, che ha a cuore i valori della Nazione. Troppi privilegi! Non sono un esperto di questioni militari e di Difesa, ma il buon senso mi aiuta a capire che ci sono sprechi da tagliare. Tra l’altro lo dice lo stesso Ministro della difesa Di Paola, che è un alto ufficiale dell’Esercito e se lo dice lui che se ne intende, dobbiamo credergli!

 

On. Amedeo Ciccanti

 

TESTO DELLA LETTERA

Carissimi amici

Nelle ultime settimane, si sono succeduti sugli organi di informazione interventi vari e parecchi articoli che hanno avuto per oggetto il progetto del Ministro Di Paola di riduzione dello strumento militare.

Pienamente condivisibile l’esigenza ravvisata dal Ministro Di Paola di ridurre lo strumento militare; infatti, il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni. Sarà necessario procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa (il taglio sostanziale di caccia F35 rappresenterebbe  un segnale importante) e agire soprattutto, sulla voce “personale” che oggi incide per il 70% sul bilancio complessivo, con  tagli di personale ( proposta: 43mila in totale, 10mila civili e 33mila militari).

Come mai le spese per il personale sono lievitate in questi anni in modo così considerevole?

La ragione sta quasi tutta nei costi del personale militare che gode di retribuzioni, indennità, benefit e quant’ altro che, anche alla luce della condizione di crisi profonda che il Paese sta vivendo in questi anni, appaiono veramente fuori luogo e fuori tempo.

Qualche esempio:

  • l’indennità di campagna  o supercampagna concessa praticamente a pioggia, anche a chi è impiegato in strutture amministrative e non certo in attività operative;
  •  la così detta  “ausiliaria”, cioè la possibilità di un richiamo in servizio (tra l’altro, più impossibile che improbabile data la previsione del taglio di 33 mila militari) di ufficiali e sottufficiali fino a cinque anni dopo il pensionamento, “opzione” retribuita con regolare compenso a prescindere dall’effettivo impiego dei beneficiari e che costa centinaia di milioni di euro l’anno ai Cittadini italiani;
  •  i requisiti ancora estremamente favorevoli per il collocamento in quiescenza;
  •  le altissime retribuzioni dei Vertici militari (oltre 380mila euro per i capi di Stato Maggiore);
  •  l’indennità speciale pensionabile (oltre 400.000 euro annui a testa) concessa dopo il pensionamento degli Alti Vertici militari (Capi di SM, Segretario Generale, Comandante Generale Arma CC);
  • la proliferazione degli organismi di comando, come ha denunciato la Fondazione ICSA ("ci sono di fatto cinque stati maggiori, senza contare l’enorme staff del ministro….)
  • e ……………….l’elenco potrebbe continuare…………….

Si vuole ridurre le spese del personale? È proprio da qui che si deve partire.

Vogliamo aggiungere gli abnormi sprechi che ancora persistono nella Difesa?

Eccovi accontentati, con solo alcuni esempi:

  • Gli spropositati costi ( circa 3,5 mln all’anno) per la pulizia degli alloggi riservati a 44 ufficiali di vertice, fino a 600 metri quadrati di superficie;
  • l’acquisto di 19 Maserati blindate al costo di 119mila € cadauna, di cui si è tanto parlato ma invanamente;
  •  le spese per il mantenimento dei Circoli Ufficiali e Sottufficiali, che sono presenti a centinaia e centinaia su tutto il territorio nazionale;
  • la mini naia, campus addestrativo per 2500 giovanissimi fortemente voluta dal Ministro la Russa che nel triennio 2008-2010 è costata quasi 20 mln. di euro, e che è apparsa solo una grande e costosa operazione promozionale;
  • l’affidamento all’esterno, “a manovali qualificati ed esperti”, delle operazioni di facchinaggio nei diversi siti del Ministero della Difesa attraverso un appalto costato 5 milioni e 617 mila euro.

Sembrerebbe   che la riduzione delle spese per il personale potrebbe avvenire attraverso il risparmio dei costi delle 43.000 unità che andrà progressivamente cancellato dai ruoli della Difesa e, qui mi sembra che le idee siano poco chiare.

In che modo?

L’utilizzo della mobilità verso altre AA. PP., appare improbabile per il personale militare:

  • dovrebbe avvenire a domanda e certamente non saranno molti i militari a chiedere di lasciare la Difesa e lo status attuale;
  • subordinata al “sì” dell’Amministrazione ricevente, e penso che i profili professionali dei militari in transito non siano di grande interesse per quelle AA., anzi tutt’ altro!

Rimarrebbe quindi unicamente  il transito verso i ruoli civili della Difesa.

Secondo uno studio di SMD, nel prossimo quinquennio, a fronte di 280 assunzioni dall’esterno, si registrerebbe il passaggio di oltre 900 militari verso i ruoli civili e, una proiezione al 2032, quantificherebbe in ben 9000 gli ex militari transitati nei ruoli civili, a fronte di 6500 civili ancora in servizio e di 4500 assunti dall’esterno.

Questa opzione non va assolutamente bene ed è da scartare a priori: si farebbe  dei ruoli civili lo sfogatoio degli esuberi dei militari, e ciò comporterebbe di fatto la chiusura di strutture a più alto tasso di impiego civile con un ovvio aggravio di ingenti costi, tenuto conto che il passaggio del militare al ruolo civile comporterebbe il mantenimento dello stipendio ad personam - ulteriore  palese discriminazione: un civile della 3°  area ( in possesso di laurea, con abilitazione professionale, iscritto al rispettivo albo  con 40 anni di servizio)  con un misero stipendio di circa 1.500,00 € ed un ex militare a parità di incarico e mansioni con uno stipendio di oltre 3.000,00 €-

C’è inoltre un problema grosso come una casa:

il passaggio verso altre AA.PP. comporterebbe certamente un minor costo per la Difesa, ma anche un maggior costo per lo Stato, facendo lievitare la spesa pubblica.

Si fa molto riferimento  sull’istituto della riduzione quadri, un vero e proprio  “scivolo” anticipato dei militari verso la pensione, che appare in assoluta controtendenza alla luce della riforma Monti-Fornero, operazione che andrebbe  in una direzione opposta a quella di lacrime e sangue, imposta dal Governo agli altri lavoratori italiani.

Per perseguire il riequilibrio del bilancio della Difesa,  potrebbero essere necessari tempi più lunghi ed  un impegno di tutto il Governo a trovare al proprio interno un punto di sintesi per un confronto con il Parlamento con l’obiettivo di ricercare il più largo consenso delle forze politiche, ed evitare, come è successo “sistematicamente” in questi ultimi anni, che chi arriva dopo, disfa quanto fatto in precedenza da chi lo ha preceduto.

Sul piano delle scelte concrete ed operative, per salvaguardare  l’obiettivo condiviso del riequilibrio di bilancio sarebbe necessario:

  • innanzitutto azzerare gli  sprechi ed i privilegi che incidono sui costi del personale e ciò, come per la politica, rappresenterebbe  una operazione di grande valore etico e morale oltre che  economico;
  •  ridurre ulteriormente l’impegno sugli F35 e rivedere al ribasso la parte relativa agli “investimenti” in quanto oggi l’imperativo categorico, più che investire, è risparmiare;
  • ridurre “significativamente” con i fatti e non a parole, nei prossimi anni gli impegni legati alle missioni internazionali. Esse costano  troppo e, inoltre, offrono ingaggi economici elevatissimi al personale che vi partecipa, questo, con i soldi guadagnati in una missione ci compra mezzo appartamento, ed è  anche per questo motivo che c’è una altissima domanda di partecipazione (perché l’invio dimpersonale militare non avviene a rotazione tra tutto quello in servizio e comunque senza ulteriore corresponsione di ulteriori indennità?). Le missioni costano Troppo ed oggi è un lusso che il Paese non si può permettere.
  • Vendere e/o permutare l’ingente patrimonio immobiliare della Difesa non più necessario (decine di miliardi di €..), attraverso nuove e veloci procedure e favorire il recupero di numerose strutture da anni abbandonate a se stesse  ed attualmente in uno stato di in qualificante degrado (a Firenze ce ne sono numerosissime, una per tutte che grida allo scandalo, potrebbe essere la ex caserma “Donati” di Sesto Fiorentino, oggetto di continue occupazioni da parte di extracomunitari e non) mediante cessione agli Enti locali;

In merito  alle dotazioni di personale civile, considerati i tagli avuti con il D.L. 112/2008 - convertito nella legge 133/2010-   con il D.L.194/2009 - convertito con legge 25/2010- recentemente con la Legge 148/2011 - provvedimento attuativo in itinere-, gli organici del personale civile sono stati tagliati  di ben 11.180 posizioni, riducendo l’organico attuale a circa  29.000 unità. La  dotazione dei ruoli civili non può  e non deve essere ulteriormente ridotta, essendo il minimo necessario per l’espletamento delle attività di lavoro riconducibili agli impieghi civili.

Riguardo all’ eccedenze del personale militare (33mila unità, in particolare nel ruolo dei marescialli), la loro riduzione dovrebbe avvenire attraverso il progressivo transito nei ruoli che fanno capo agli altri settori del comparto sicurezza e difesa o in altri “corpi” dello Stato (protezione civile).

Sarà pertanto necessario e non più derogabile:

  • restituire il personale militare, che rimane in Difesa, alle funzioni per cui è stato assunto, quelle strettamente militari, rimuovendolo dagli impieghi previsti per i dipendenti civili (negli Uffici della Difesa, sono attualmente impiegati migliaia e migliaia di militari che, per unità di prodotto lavorato, costano il doppio se non il triplo  rispetto ai civili che vi siedono vicino) destinarlo ad altri incarichi più operativi lasciando i civili a quelle incombenze, rappresenterebbe  un risparmio non indifferente. Si  realizzerebbe  finalmente quella famosa “civilizzazione” che è stato il  fallito obiettivo della prima ristrutturazione Andreatta-Saragozza;
  • riportare all’interno della Difesa tutte quelle lavorazioni che in questi ultimi quindici anni sono state esternalizzate, con un aggravio di costi e contestuale riduzione di attività di lavoro nella Difesa. Ancora oggi, ci sono  quasi trentamila dipendenti civili della Difesa che sanno fare bene il loro mestiere e che dovrebbero essere utilizzati per operare una decisa inversione di marcia, con la  reinternalizzazione delle lavorazioni.

Sicuro di aver fornito, entro il limite del possibile, informazioni utili per entrare in merito alla “complicata faccenda” del Ministero della Difesa, colgo l’occasione per inviarvi, oltre gli auguri di Buona Pasqua, quelli di un buon lavoro nell’interesse degli Italiani e dell’Italia

Firenze 05 Aprile 2012